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"GLI ITALIANI STANNO CON ME!"

“Gli italiani stanno con me, con me!”. Se oggi si votasse liberamente nella Repubblica Popolare Cinese il partito comunista al potere prenderebbe più del 50% dei voti. Questa è la mia opinione, da conoscitore della realtà cinese contemporanea. Un’opinione non dimostrabile, esattamente come quella contraria, ma fondata sulla conoscenza diretta dei meccanismi di controllo dell’informazione gestiti dal partito-stato, che governa la Cina più con la carota che col bastone, a differenza di quanto molti sono indotti a credere.

“I cinesi sono con noi!” hanno ragione di ritenere quei governanti, che infatti non si fanno alcun problema a reprimere platealmente un dissenso che, in percentuale sulla popolazione, è di gran lunga inferiore a quello che si manifesta da noi contro l’attuale governo.

Tuttavia le differenze tra noi e i cinesi sono molte e sostanziali.

Lì la stampa sta, faticosamente quanto progressivamente,guadagnando spazi d’indipendenza; da noi li stiamo perdendo ogni giorno di più, appiattiti da un conformismo che, nelle valutazioni internazionali indipendenti, ci mette al di sotto del Burkina Fasu.

Lì i bambini hanno smesso da anni di cantare “viva il sole rosso dell’oriente rivoluzionario, il grande timoniere, il presidente Mao Zedong”; da noi le televisioni ci rimandano branchi di adulti che, attorniando il “caro leader”, cantano con la mano sul cuore “meno male che Silvio c’è”.

Lì almeno i leader di seconda fila e provinciali che abusano del potere per fini personali vengono destituiti o, in certi casi, arrestati e perfino giustiziati. Da noi vengono applauditi, eletti, portati in trionfo.

Lì le elezioni sono una farsa, qui milioni di voti sono comprati e venduti, pezzi interi del territorio e dell’elettorato sono presidiati da mafia, camorra e ndrangheta. Altri milioni sono frutto di un’informazione conformista e bugiarda.

“Gli italiani stanno con me, con me!”, come se il consenso possa legittimare tutto, lì Tien Anmen, qui Genova, lì il sostegno alla dittatura birmana, qui a quella libica o l‘amicizia col piccolo zar del paese dove si uccidono i giornalisti come insetti fastidiosi.

Hitler andò al potere vincendo le elezioni, Mussolini lo consolidò allo stesso modo nel ’26, le ultime, i comunisti andarono al potere in Cecoslovacchia, Ungheria e Bulgaria stravincendo nelle urne.

La democrazia, quando l’informazione è monopolizzata dal potere, produce solo dittatura. Più o meno raffinata.

Pubblicato il 20/5/2009 alle 11.44 nella rubrica Diario.

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