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POLITICA
6 maggio 2009
COSA INSEGNA IL CASO FIAT (nonsoloeconomia)

La lezione che la Fiat, purtroppo non l’Italia, sta dando al mondo è che il 10% di quello che potrebbe diventare il secondo gruppo mondiale dell’auto vale più del 100% della Fiat.

Non sappiamo se questo progetto andrà in porto, ma è certo che il ragionamento che sta alla sua base serve a capire quale sia il modo giusto di affrontare la crisi mondiale. Perché dà una risposta concreta, non accademica e astratta, alla crisi attuale, che si presenta con caratteri completamente inediti e nei confronti della quale le vecchie categorie di analisi e le vecchie teorie economiche non funzionano. Infatti si tratta di un ragionamento del tutto fuori dagli schemi culturali che da oltre sessanta anni stanno alla base della cultura economica e politica dell’occidente.

Proviamo a elencare alcuni elementi di quel ragionamento, perché essi servono anche a capire molti errori che la politica economica del governo italiano ha fatto in quest’ultimo anno e continua a fare.

1) la così detta “italianità” è una scempiaggine. Usare questo concetto, come fatto dalla destra nel caso Alitalia, è un imbroglio ai danni dell’economia nazionale e dei contribuenti. Perché la prima sarebbe stata più forte detenendo un pacchetto minoritario di un vero grande gruppo aereo mondiale, i secondi non avrebbero dovuto tirare fuori di tasca propria centinaia di miliardi di euro a fondo perduto. Alla faccia di Tremonti che continua a dire che “non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani”, come se i soldi che sperpera fossero i suoi personali e non quelli presi dalle nostre tasse, che peraltro nell’ultimo anno sono aumentate;

2) la globalizzazione sfrenata e senza regole, gestita negli ultimi trenta anni da una cultura neoliberista di destra, che ha fatto scempio di quella autenticamente liberale, non si contrasta ritornando ai vecchi valori di un mercato familistico, protezionista e chiuso all’internazionalizzazione. Oltretutto questo sarebbe impossibile, come pretendere di restaurare l’impero romano.

Quella globalizzazione si contrasta da un lato col multipolarismo e la concertazione, tra Stati, imprese, organizzazioni sindacali e sociali, insieme alla ricerca di nuove regole ed equilibri geo-politico-economici; dall’altro attraverso nuove concentrazioni di energie intellettuali, tecnologiche economiche e produttive che sostituiscano il “vecchio” che è rovinosamente caduto.

Il pregio della Fiat, direi degli intellettuali-tecnici riuniti attorno a Marchionne, è prima di tutto quello di aver capito questo ed elaborato un progetto concreto per metterlo in pratica;

3) toccava agli Usa, essendo i maggiori responsabili del disastro economico ed etico mondiale, da Reagan a Bush, trovare un antidoto ed essi l’hanno trovato, anche per nostra fortuna, nella politica di Obama. Una politica del tutto nuova e inversa a quella del passato (ricordate la destra che diceva “Obama non cambierà nulla”?) e il progetto Fiat traduce in concreto quella politica, per questo il grande appoggio che la nuova amministrazione gli sta dando;

4) dalla crisi mondiale si può uscire in molti modi. Uno è quello dal quale nasce il progetto Fiat. Viceversa il governo italiano, che non l’aveva minimamente prevista, altrimenti non avrebbe fatto da giugno a ottobre scorsi la politica economica dissennata che ha fatto, si è affidato ad una copertura mediatica truffaldina e allo show quotidiano cui assistiamo. Non hanno nessuna strategia di ripresa e aspettano che passi la nottata nascondendo dati e notizie, mentre tutti gli indicatori continuano a scendere.

Tutto poggia sulle spalle dei cittadini che, coi loro risparmi che si vanno erodendo, suppliscono alla mancanza di misure concrete in favore della ripresa dei consumi interni, che non ci sarà se non si sostiene l’occupazione. Chi dissente è un menagramo, catastrofista e comunista, a sentir loro non ci si può neanche rifiutare di passere per scemi anzitempo;

5) con questa crisi il modello capitalista, autoconsumato dal neoliberismo, è morto, come nell’89 quello socialista sovietico. Amen. Si tratta di trovare nuovi modelli e nuovi assetti economici e sociali.

Fino ad oggi l’economia era separata dalla società che incontrava, per renderla subalterna, al banco di lavoro o in ufficio, oppure nelle segrete stanze degli scambi tra lobby e politica. Una catena gerarchica infondo alla quale c’era l’umanità di tutti i giorni.

Da oggi l’economia potrebbe organizzarsi come una rete, in questo consiste il progetto Fiat. Molti soggetti imprenditoriali, organizzazioni sindacali, il sostegno dello Stato a certe condizioni, in questo caso il risparmio energetico, e a garanzia del beneficio sociale dell’operazione.

Non è capitalismo, non è socialismo. Come la vedranno questi opposti estremi? Collaboreranno, come spesso è accaduto nella storia, per far fallire un nuovo ordine delle cose?

6) l’occupazione è il punto più complesso. E’ probabile che, in un primo momento, si perdano posti di lavoro. Ancora una volta, è fondamentale il wellfare per sostenere la fase transitoria verso una nuova ripresa. Tuttavia sarebbe sbagliato non sostenere questo progetto, anche perché è meglio avere una prospettiva di nuova espansione e occupazione, piuttosto che perdere solo posti di lavoro nella speranza illusoria di conservare tutto com’è;

7) a questo punto si chiude il cerchio. La destra, specie quella italiana, non ha la cultura, generale e di governo, per progettare e gestire i nuovi scenari, anche internazionali, che occorrono per uscire da questa crisi. Può solo farlo puntando sulla disinformazione e la speculare ignoranza di una parte della società italiana. La stessa che non ha più nessuna capacità critica, che pensa di cavarsela guardando solo al proprio particolare, che non ha neanche un sussulto d’indignazione misurando la distanza tra le parole della destra e le sue azioni che le contraddicono. Ipnotizzati da un piccolo uomo, che credono un dio, al quale sono pronti a “concedere e perdonare tutto” in nome di niente.




permalink | inviato da viaggio il 6/5/2009 alle 13:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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