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la fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro
24 luglio 2007
EPPUR SI MUOVE DUE
 

L’accordo sulle pensioni è un buon accordo. Non si tratta solo, come il teatrino politico-mediatico ci vuol far credere da mesi, dell’abolizione dello “scalone”, ma c’è molto di più e di meglio. L’innalzamento dell’età pensionabile ha una maggiore progressività ma, al tempo stesso, l’obbiettivo della pensione a 62 anni sarà raggiunto prima di quanto previsto dalla legge Maroni.

Questo risolve il problema della famosa, quanto dimenticata,“gobba” contributiva, che faceva tanto discutere gli opinionisti ai tempi della riforma Dini e che aveva lasciato la ribalta mediatica allo “scalone”.

L’eventuale miliardo in più l’anno per i prossimi dieci anni è del tutto teorico. Se proseguirà la riforma del wellfare, tra aumento dei contributi per il lavoro a termine (già decisi in precedenza per equiparare le contribuzioni tra precari e stabilizzati scoraggiando, anche così, il ricorso al precariato) e riforma degli istituti previdenziali, quel costo sarà agevolmente assorbito da un sistema che avrà anche razionalizzato la spesa.

Ci sono poi misure giuste ed efficaci per i giovani, come quella di innalzare dal 40% al 60% dell’ultimo stipendio, le loro pensioni future.

A completamento di tutta l’operazione, arriva il protocollo sulla riforma complessiva del wellfare che ieri ha presentato il ministro Dasmiano. Un documento importante perché contiene le norme sulla riforma del mercato del lavoro e sulla competitività delle imprese che cambia, correggendone i limiti verificati negli anni, la cosiddetta “legge Biagi”.

I due provvedimenti, che vanno letti insieme, delineano un quadro organico e complessivo di riforme che cambieranno in meglio la condizione degli occupati e dei giovani. Tutto come previsto dal programma dell’Ulivo.

L’opposizione della sinistra massimalista è demagogica, senza criterio e contraria agli interessi dei lavoratori, vecchi, nuovi e futuri. Le hanno tagliato l’erba sotto i piedi.

Il giudice Forleo dice che è e sarà sempre “soggetta solo alla legge”. A leggere la sua richiesta al Parlamento non sembra così. Quel documento sembra il testo di una sentenza emessa a seguito di un processo che non c’è mai stato. Oppure la sentenza di rinvio a giudizio di un PM. Certo non è quello che dovrebbe fare un Gip, qual’è la Forleo.

Il problema non è solo di mancato rispetto della legge e dei ruoli che stabilisce la procedura penale, cosa che non è certo secondaria per la regolarità del procedimento. Il tema è perché un Gip, che dovrebbe avere un ruolo terzo tra accusa e difesa a garanzia della giustizia, smargina così palesemente dal suo ruolo e si mette a fare il pubblico accusatore, traendo per giunta conclusioni non dibattute né provate, nei confronti di persone neanche indagate?

Inutile fare parallelismi con i giudici di “mani pulite”, che non procedevano così. Basta andarsi a rileggere la richiesta di autorizzazione a procedere per Craxi e si può verificare che il pool di Milano non procedeva allo stesso modo.

Non credo che la Forleo sia politicamente condizionata. Penso che sia una persona autonomamente convinta che il suo ruolo sia quello di fare giustizia in base alle sue personali convinzioni e che, sulla base di questo, non si faccia scrupolo di rispettare leggi, procedure e ruoli differenti convinta che la giustizia, alla fin fine, debba essere più sostanziale che formale.

Non sono d’accordo perché l’unica garanzia, in uno stato democratico e di diritto, è il rispetto rigoroso di leggi, procedure e ruoli. Questo è l’unico modo per rendere pari accusa e difesa di fronte al giudice che deve essere “terzo”. Mio padre mi diceva sempre “meglio un delinquente libero che un innocente in galera”, continuo ad essere d’accordo con lui.

In ogni caso se fossi D’Alema e Fassino chederei di mettere quelle intercettazioni a disposizione della magistratura. Non solo per dissipare, in un procedimento, ogni dubbio sul mio comportamento, ma perché può darsi che in un’aula di tribunale, come spesso accade in Italia, sarà possibile dimostrare che l’operazione Unipol/Bnl era un’operazione legittima e condotta in modo corretto. Sulla sua efficacia imprenditoriale non ho mai avuto dubbi, per questo fu impedita dai “padroni del vapore” attraverso una campagna mediatica falsa e truffaldina, che l’assimilò all’operazione Antonveneta, orchestrata per forzare la mano alle istituzioni bancarie e di controllo.




permalink | inviato da viaggio il 24/7/2007 alle 8:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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