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POLITICA
20 maggio 2009
"GLI ITALIANI STANNO CON ME!"

“Gli italiani stanno con me, con me!”. Se oggi si votasse liberamente nella Repubblica Popolare Cinese il partito comunista al potere prenderebbe più del 50% dei voti. Questa è la mia opinione, da conoscitore della realtà cinese contemporanea. Un’opinione non dimostrabile, esattamente come quella contraria, ma fondata sulla conoscenza diretta dei meccanismi di controllo dell’informazione gestiti dal partito-stato, che governa la Cina più con la carota che col bastone, a differenza di quanto molti sono indotti a credere.

“I cinesi sono con noi!” hanno ragione di ritenere quei governanti, che infatti non si fanno alcun problema a reprimere platealmente un dissenso che, in percentuale sulla popolazione, è di gran lunga inferiore a quello che si manifesta da noi contro l’attuale governo.

Tuttavia le differenze tra noi e i cinesi sono molte e sostanziali.

Lì la stampa sta, faticosamente quanto progressivamente,guadagnando spazi d’indipendenza; da noi li stiamo perdendo ogni giorno di più, appiattiti da un conformismo che, nelle valutazioni internazionali indipendenti, ci mette al di sotto del Burkina Fasu.

Lì i bambini hanno smesso da anni di cantare “viva il sole rosso dell’oriente rivoluzionario, il grande timoniere, il presidente Mao Zedong”; da noi le televisioni ci rimandano branchi di adulti che, attorniando il “caro leader”, cantano con la mano sul cuore “meno male che Silvio c’è”.

Lì almeno i leader di seconda fila e provinciali che abusano del potere per fini personali vengono destituiti o, in certi casi, arrestati e perfino giustiziati. Da noi vengono applauditi, eletti, portati in trionfo.

Lì le elezioni sono una farsa, qui milioni di voti sono comprati e venduti, pezzi interi del territorio e dell’elettorato sono presidiati da mafia, camorra e ndrangheta. Altri milioni sono frutto di un’informazione conformista e bugiarda.

“Gli italiani stanno con me, con me!”, come se il consenso possa legittimare tutto, lì Tien Anmen, qui Genova, lì il sostegno alla dittatura birmana, qui a quella libica o l‘amicizia col piccolo zar del paese dove si uccidono i giornalisti come insetti fastidiosi.

Hitler andò al potere vincendo le elezioni, Mussolini lo consolidò allo stesso modo nel ’26, le ultime, i comunisti andarono al potere in Cecoslovacchia, Ungheria e Bulgaria stravincendo nelle urne.

La democrazia, quando l’informazione è monopolizzata dal potere, produce solo dittatura. Più o meno raffinata.




permalink | inviato da viaggio il 20/5/2009 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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